di un giornalista investigativo
Sono un giornalista investigativo e il mio settore di ricerca è il mondo dell’occulto. Nel 1999 iniziai a svolgere delle indagini sul Delomelanicon, un libro citato nel romanzo Il club Dumas (1993) di Arturo Pérez-Reverte. Dal romanzo il regista Roman Polanski ne trasse il film La Nona Porta (1999).
Incominciai ad interessarmi al Delomelanicon in quanto venni in contatto con un gruppo elitario dedito alla magia alchemica… i Monaci Neri. Essi mi rivelarono che il Delomelanicon era un testo realmente esistente e non un pseudobiblium, cioè un’opera mai scritta, ma citata come vera in libri di narrativa realmente esistenti.
Mi ci sono voluti dieci anni per scoprire l’Ordine Esoterico che possiede il vero Delomelanicon, un testo scritto piú di quattromila anni fa.
Questo è ciò che ho scoperto sul Delomelanicon.
Il Delomelanicon è il piú classico dei Libri Neri, che la tradizione attribuisce alla mano di Lucifero in persona.

Il Delomelanicon è un testo che nella stesura in egiziano, al tempo della IX Dinastia, piú di 4.000 anni fa, si intitolava “Le Nove Porte”. Qualche secolo dopo venne fatta la versione greca con il titolo Delomelanicon che può essere tradotto in due modi: “La Rivelazione delle Tenebre” e “L’Evocazione delle Ombre”. Infine, circa 2.200 anni fa, fece seguito la versione latina con i titoli: De Tenebrarum Regis Novem Portis (“Le Nove Porte del Re delle Tenebre”) e De Umbrarum Regni Novem Portis (“Le Nove Porte del Regno delle Ombre”). Quest’ultima versione, per quanto concerne il testo intitolato De Tenebrarum Regis Novem Portis, è un’evidente manipolazione – rispetto la versione greca – ad opera di quei circoli gnostici ebraici aperti al pensiero egiziano e greco-romano.
La stesura del libro in egiziano e la sua versione in greco andarono perdute, ma la versione in latino giunse, nel 1188, nelle mani dei Templari. In seguito, nel 1266, il libro venne consegnato a Ruggero Bacone che ebbe il compito di cambiare le nove illustrazioni del De Tenebrarum Regis Novem Portis per meglio adattarle alla sua epoca. Successivamente, nel 1592, il libro giunse nelle mani di Giordano Bruno. Il Nolano aggiunse ai due testi i frontespizi e i commenti alle loro immagini. Sui due frontespizi mise la scritta Sic Luceat Lux (Cosí splenda la Luce) e Cum superiorum privilegio veniaque (Con privilegio e licenza dei Superiori). Infine, alcune informazioni sul Delomelanicon – tra cui le nove illustrazioni del De Tenebrarum Regis Novem Portis – giunsero allo scrittore Arturo Pérez-Reverte che ne trasse un romanzo (Il club Dumas, 1993) e da esso il regista Roman Polanski ne trasse un film (La Nona Porta, 1999).

Mi venne mostrata la versione latina del Delomelanicon con le esatte illustrazioni del De Tenebrarum Regis Novem Portis. Alcune di queste illustrazioni differiscono, in alcuni particolari, da quelle che si trovano nel libro di Arturo Pérez-Reverte e da quelle che appaiono nel film di Roman Polanski.
Nella prima tavola mostrata nel libro troviamo la scritta: “NEM. PERV.T QUI N.N LEG. CERT.RIT”, cioè NEMO PERVENIT QUI NON LEGEM CERTAVERIT (Nessuno vi giunge se non ha combattuto secondo la Legge), ma nella tavola mostrata nel film troviamo la scritta: “SI.VM E.T AV.VM”, cioè SILENTIUM EST AUREUM (Il Silenzio è d’oro). Nella tavola originale troviamo entrambe le scritte.
Nella seconda tavola troviamo la scritta: “CLAVS. PAT.T”, cioè CLAUSAE PATENT TETH (Aprono ciò che è chiuso Teth).
Nella terza tavola troviamo la scritta: “VERB. D.SVM C.S.T ARCAN.”, cioè VERBUM DIMISSUM CUSTODIAT ARCANUM (La Parola Perduta custodisce il Segreto), ma il volto dell’arciere nella tavola mostrata nel film è diverso dal volto che si trova nella tavola mostrata nel libro.
Nella quarta tavola troviamo la scritta: “FOR. N.N OMN. A.QUE”, cioè FORTUNA NON OMNIBUS AEQUE (Il Destino non è uguale per tutti).
Nella quinta tavola troviamo la scritta: “FR.ST.A”, cioè FRUSTRA (Invano).
Nella sesta tavola troviamo la scritta: “DIT.SCO M.R.”, cioè DITESCO MORI (La Morte mi arricchisce).
Nella settima tavola troviamo la scritta: “DIS.S P.TI.R. M.”, cioè DISCIPULUS POTIOR MAGISTRO (L’allievo supera il maestro), ma le caselle della scacchiera nella tavola mostrata nel libro sono tutte di colore nero, mentre quelle della tavola mostrate nel film sono tutte di colore bianco. Nella tavola originale troviamo le caselle nere e bianche.
Nell’ottava tavola troviamo la scritta: “VIC. I.T VIR”, cioè VICTA IACET VIRTUS (La virtù giace vinta), ma il volto del cavaliere nella tavola mostrata nel film è diverso dal volto che si trova nella tavola mostrata nel libro. Inoltre il cavaliere, nella tavola mostrata nel film, impugna una mazza, mentre nella tavola mostrata nel libro impugna una spada. Infine, il giovane inginocchiato, nella tavola mostrata nel film, appare come una fanciulla inginocchiata nella tavola mostrata nel libro. Nella tavola originale troviamo il Cavaliere con la spada e la giovane inginocchiata.
Nella nona tavola troviamo la scritta: “N.NC SC.O TEN.BR LVX”, cioè NUNC SCIO TENEBRIS LUX (Ora so che dalle Tenebre viene la Luce).
La tavola mostrata nel libro raffigura la Meretrice di Babilonia che cavalca la Bestia Selvaggia dalle Sette Teste. Ella tiene la mano destra appoggiata sul dorso del Drago e la mano sinistra sostiene un libro aperto, e sul suo grembo è posata una mezzaluna. Inoltre sullo sfondo vi è un castello in fiamme.
La tavola mostrata nel film differisce da quella mostrata nel libro nei seguenti tratti: il volto e i capelli della Meretrice di Babilonia sono diversi, la mano destra è alzata ad angolo con il dito medio ad indicare qualche cosa, e sul suo grembo non appare la mezzaluna. Inoltre il Castello è di stile diverso e non è in fiamme, e su di esso risplende una Stella ad Otto Punte.
La tavola originale è simile a quella del film con alcune differenze: il Drago ha Otto Teste e sul Castello non appare la Stella ad Otto Punte.

Mi venne rivelato che la versione latina del Delomelanicon, per quanto concerne il testo intitolato De Tenebrarum Regis Novem Portis, era un’evidente manipolazione – rispetto la versione greca – ad opera di quei circoli gnostici ebraici aperti al pensiero egiziano e greco-romano. Tale manipolazione è di carattere cabalistico, poiché la sacra Cabbala iniziava ad originarsi. Di conseguenza il testo originale venne sovrastrutturato di tutte quelle conoscenze cabalistiche che iniziavano a sorgere. In definitiva si può sostenere che il De Tenebrarum Regis Novem Portis è un testo che traccia la Via all’Uomo, a Colui che ha conquistato la Corona (Kether), il Cristo-Luce (Lucifero). Infatti, il viaggio iniziatico che viene proposto nel testo è discensionale, cioè procede dall’alto (Kether) verso il basso (Malkuth), dalla Prima all’Ottava Porta… per trovare la sua apoteosi nell’apertura della Nona Porta, tramite la diciassettesima Chiave. Pertanto si può sostenere che la versione latina del testo contiene un testo dentro il testo.
Qual è dunque il testo originale?
Solo Colui che possiede la Conoscenza può saperlo! A tutti gli altri non rimane che cercare…
Per quanto concerne il testo intitolato De Umbrarum Regni Novem Portis non c’è molto da dire, si può soltanto affermare che riproduce fedelmente la versione greca. Esso tratta delle Nove Porte del di-sotto, in cui troviamo Nove Dimensioni sottili abitate da entità sottili.
Il gruppo Esoterico con cui venni in contatto mi ha permesso di riprodurre l’immagine della copertina del libro.
|